Bed and Breakfast LE MURA, a Lecce capitale del barocco
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LECCE – l’incanto del Barocco

 

Soprannominata “la Firenze del sud”, Lecce è il capoluogo del Salento, a soli 12 km dal mare Adriatico. Dalle forti radici messapiche e chiamata Lupiae sotto il dominio romano, la città accoglie con il fasto del suo barocco che fa capolino nei portali dei palazzi e dalle facciate delle tantissime chiese che si snodano lungo le vie racchiuse dalle tre antiche porte di accesso alla città: Porta RudiaePorta San Biagio e Porta Napoli.

Denominatore comune dell’esuberanza barocca peculiare della città, è la pietra leccese, tanto morbida e friabile che i maestri scalpellini poterono realizzare ricami raffinatissimi che raggiungono l’apice della bellezza nella facciata della Basilica di Santa Croce per poi continuare nell’abbraccio sacro della spettacolare piazza Duomo dove svetta il campanile e si affacciano il vescovado e il bel palazzo del Seminario.

Forza e imponenza, invece, caratterizzano il suo castello riedificato per ordine di Carlo V su progetto di Gian Giacomo dell’Acaya mentre l’AnfiteatroRomano adiacente la centrale piazza Sant’Oronzo regala un suggestivo affaccio sulla storia che ha attraversato la città.

Un mondo di arte e cultura

 

Città di rosoni, ghirigori di pietra, festoni, colonne tortili, archi, piazzette e vicoli inaspettati, la visita a Lecce può iniziare oltrepassando l’arco di Porta Napoli e addentrandosi nel centro storico percorrendo via Palmieri, costellata di palazzi nobiliari, che sfocia al cospetto di piazza Duomo. L’accesso da Porta Rudiae, invece, offre la possibilità di abbandonare i basoli di via Libertini per infilarsi negli antichi e intricati bassi delle Giravolte, quartiere multietnico, oggi come un tempo crogiolo di etnie e culture. La passeggiata potrebbe continuare lasciandosi andare al richiamo di vicoli e piazzette dove il tramonto tinge di rosa la pietra leccese.

Carta, paglia, stracci, colla e malta – questi i materiali poveri che hanno dato vita alla carta pesta leccese, con cui si sono modellati molte statue di Madonne e santi tra il XVII e XVIII secolo. Alcuni dicono che essi erano originariamente un umile passatempo dei barbieri, ma rimane il fatto che la raffinata arte di modellare la cartapesta guadagnò popolarità e numerosi laboratori d’artigianato furono creati. Questi produssero per le chiese della città santi dai volti e pose altamente espressivi che venivano  mostrati durante le processioni religiose. Oggi la lunga storia della produzione di cartapesta leccese è raccontata al Museo della Cartapesta, nel Castello di Carlo V.

La Basilica di Santa Croce

 

La maestosa Basilica di Santa Croce è un colpo d’occhio inatteso, un sontuoso carnevale di pietra che si offre a chi percorre via Umberto I a Lecce, poco distante da piazza Sant’Oronzo, simbolo del barocco leccese. 

Fondata dal conte di Lecce Gualtieri VI di Brienne nel 1353, fu elevata a Basilica da Papa Pio X nel 1906. Il prospetto è ritmato da una serie di colonne e da un balcone con balaustre, sorretto da mensoloni figurati. Il trionfo di decorazioni lascia sbalorditi e, all’apice di questa esplosione di bassorilievi e sculture in pietra leccese, opera di Cesare Penna su disegno di Giuseppe Zimbalo, emerge il grande rosone, decorato con fregi floreali, grappoli di frutta e cherubini.

Si accede nella basilica da tre portali, di cui quello centrale è fastosamente decorato. L’interno, a croce latina, con cupola emisferica, è diviso in tre navate da colonne con capitelli scolpiti. La navata centrale ha un soffitto ligneo a lacunari. Nel ricchissimo arredo interno, spicca l’altare di San Francesco di Paola, decorato con dodici bassorilievi raffiguranti la vita del Santo, opera di Francesco Antonio Zimbalo.

Anfiteatro Romano

 

È una finestra sulla storia, l’anfiteatro romano, nel cuore della Lecce moderna, nella centrale piazza Sant’Oronzo, come un viaggio a ritroso nei secoli, attorniato dagli edifici d’epoca fascista e dal profumo della pasticceria tradizionale dei bar della piazza.

A pianta ellittica, in parte interrato e in parte sostenuto da arcate rette da colonne in tufo, l’anfiteatro dell’antica Lupiae sorge al margine orientale della città romana e risale all’età augustea, costruito per ospitare un massimo di 14.000 spettatori, accolti sul doppio ordine di gradinate, di cui oggi resta solo quello inferiore.

Particolarmente interessanti sono i frammenti di fregi emersi nel corso degli scavi e le iscrizioni latine, che si trovano nella galleria scavata nella roccia che circonda l’arena. Si segnala in particolar modo il gruppo di capitelli a calice e alcuni bassorilievi con scene di venationes.

Nei pressi dell’anfiteatro, oggi elegante scenografia di spettacoli e concerti, si trova una necropoli preromana, in cui sono state ritrovate iscrizioni messapiche.

Piazza Sant’Oronzo

 

Piazza Sant’Oronzo è un simbolo della storia millenariadi Lecce e in essa convivono in armonia stili e forme architettoniche di epoche diverse.

Insieme alla “lupa” raffigurata sull’ovale della piazza, l’Anfiteatro Romano rappresenta il cuore antico della città, datato tra l’età augustea e quella adrianea, e nell’ampia cavea davanti alla Chiesa barocca di Santa Maria della Grazia oggi si svolgono eventi e spettacoli all’aperto. Alle spalle, il Palazzo dell’Ina asseconda la curva dell’anfiteatro con le sue linee tipiche dell’architettura fascista.

Dall’alto dei 29 metri della sua colonna, Sant’Oronzo veglia sui cittadini. La statua in bronzo, realizzata a Venezia nel 1739, si trova sui rocchi di una delle colonne romane poste al termine della via Appia a Brindisi. A pochi passi, lo splendido edificio cinquecentesco del Sedile si trova accanto alla piccola Chiesa di San Marco.

La piazza, chiusa al traffico, è la culla della vita pubblica della città, tradizionale luogo di incontro dei leccesi ma anche teatro dei più svariati eventi che si susseguono in tutto l’arco dell’anno.

 

Riti e tradizioni da scoprire

Sant’Oronzo, protettore della città insieme a Giusto e Fortunato, benedice i leccesi dall’alto della colonna nella piazza che porta il suo nome. Il santo prese il posto della dolce Sant’Irene perché, leggenda narra, fermò il morbo della peste alle porte del borgo e in suo onore il barocco si accende ancora oggi con la grande festa di fine agosto. Nel più classico dei canoni salentini, la ricorrenza comprende la lunga e partecipata processione con i simulacri dei santi, la pomposa cassarmonica con le bande musicali e il tradizionale passaggio tra le bancarelle sovrastate dalle luminarie che circondano di colori e profumi il centro storico.